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Carla de Pascale

Potremmo descrivere la ricerca teorico-politica condotta da Fichte sin dal primo suo scritto (Zurückforderung) pubblicato anonimo anche come indagine finalizzata alla costruzione di una concezione della giustizia di tipo nuovo rispetto alle dottrine correnti. Intendendo, per dottrine correnti al suo tempo, sia la concezione settecentesca che troverà il suo punto di approdo nella redazione dello Allgemeines Landrecht, sia i primi risultati della riflessione kantiana su questi temi, risultati pubblicati proprio in quel torno di tempo. Impostando la questione in questi termini, sono ben consapevole del rischio di trovarmi ai margini di quel circuito di elaborazione intellettuale che ha inteso mostrare l’esaurirsi e il decadere dell’idea di giustizia all’avvento dell’età moderna, nel XVII secolo, e ha fatto coincidere il momento culminante di tale decadenza con la teoria hobbesiana. A fronte dell’idea di giustizia – centrale, invece, per il pensiero dell’intera antichità classica – si affermerebbe piuttosto, proprio a partire da Hobbes, per proseguire con Locke, Rousseau e Kant, l’idea di libertà (mentre, poi, sarebbe stato compito del XX secolo provvedere alla ‘riscoperta’ del concetto di giustizia e adoperarsi per rimetterlo al centro del dibattito).


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